Galleria Barbara Mahler
 

Anteprima - Edo Bertoglio




Galleria Barbara Mahler presenta:
La mostra  personale  di Edo Bertoglio, Maggio 2010

GIANLUCA MARZIANI intervista EDO BERTOGLIO

Da cosa nasce lo spunto per un progetto così monomaniacale?
Da piccolo giocavo con le Scalextric e più tardi, nel ‘66-’67, quando scoppiò la moda delle grandi piste commerciali, giocavo con le Cox Cucaracha che mi appassionavano molto visto che ci dovevi mettere le mani per truccarle. Tra l'altro le ho ritrovate in casa dei mie genitori nel 2004, quando mi sono tuffato di nuovo in questa passione. Pensa che nel 1989, a New York, un giorno ero tra Broadway e la 18esima strada e vidi che avevano installato una pista enorme. Entrai e, siccome cercavano un addetto alla pista, mi proposi per un paio di serate. Era un periodo brutto in cui stavo ancora infognato con la roba. Tuttavia quella passione mi ritornò momentaneamente. Poi il richiamo della strada e della roba mi portò via.

E dopo cosa è accaduto?
Nel 2004, mentre attendevo una risposta per alcuni finanziamenti che dovevano farmi terminare “Face Addict”, digitai "Slot cars" (chissà perché) su Google e un mondo sotterraneo mi si apri: i forum e tutti gli appassionati che ancora, o di nuovo, avevano un hobby che non era sparito affatto, anzi. Mi ci sono buttato a capofitto, prima con le macchinine che riproducono le contemporanee, poi con le vintage anni Sessanta, quelle con cui giocavo nel ‘66-‘67. Mi prese una vera ossessione e cominciai a trovarle su Ebay. Scelsi così di collezionare anche le Thingies visto che le consideravo il filone artistico di questo particolare hobby, create da gente che immaginava la macchina del futuro con le spirito degli anni Sessanta.

Quale è stato il passaggio dal livello informativo a quello elaborativo?
Da lì in poi mi sono concentrato a rilanciare quel design sui vari forum, al punto che adesso mi chiamano "The Thingie Kingie". Il punto fermo è diventato non solo il lavoro manuale per l'assemblaggio di queste creaturine ma i contatti con coloro che, su mie specifiche, me le costruiscono e dipingono. Una very comunità a livello mondiale che mi mette in contatto con persone di ogni ceto sociale, personaggi interessanti che spesso hanno qualche problema psicologico.

Personalmente ho un grande interesse per tutte le forme di ossessione creativa. Mi ha da subito colpito il legame tra il progetto artistico e l'ossessione feticistica per le macchine in scala. Cosa ne pensi dell'ossessione in ambito artistico? Anche per te è una specie di benzina che permette prestazioni altrimenti inarrivabili?
Per me l'ossessione è sempre stata la benzina per il mio fare! Dall'addiction/obsession ai visi (sempre presente e forte anche se ultimamente meno espressa con il mio lavoro fotografico) a questi splendidi adorati oggetti. Mi piace poi che siano fatti da altri, gente con un particolare talento manuale. Figurati che ogni sera mi addormento come un bimbo pensando alla prossima macchinina da far realizzare. E ogni giorno sono nella mia sala giochi (un locale che era il mio studio fotografico negli anni Novanta e adesso il luogo dove ho installato la mia pista in legno di 30 metri) a fotografare le nuove opere e pensare alle prossime.

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Maggio 2010 - UBS, Lugano
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