
Galleria Barbara Mahler presenta:
ART BOX
mostra personale di David Cesaria, a cura Igor Zanti
Vernissage: Giovedì, 18 novembre, 2010 - 18.00 - 20.00
La mostra è aperta dal 19 novembre 2010 al 14 gennaio 2011
Ebbene si, David Cesaria ci è riuscito. E’ riuscito a mettere curatore, gallerista, e se stesso tra le dieci bambole, o meglio, per essere più artisticamente contemporanei, tra i dieci toys che presenta nella mostra ArtBox.
La fenomenologia della scatola vuota
No ragazzo no
tu non mi metterai
tra le dieci bambole
che non ti piacciono più
oh no, oh no
La bambola- Patty Pravo
Ma chi è David Cesaria? Pugliese, 34 anni, personalità poliedrica e dalle mille sfaccettature, un artista, che si nasconde nel ventre di un architetto, un globe trotter, un apolide moderno, ed un infaticabile osservatore del nulla, studioso del suo trasformarsi in contenuto per antonomasia di una contemporaneità osservata senza falsi moralismi. Perché il nulla è per Cesaria la vera essenza del contemporaneo, una nuova componente dell’ estetica. Superando gli stretti limiti della cultura pop e cavalcando il cavallo di troia del neo pop, lo apre per ritrovarsi nella ludica dimensione della toys culture, dimensione che affonda le sue radici nell’isolana Hong Kong degli anni’80 e che germina in tutto l’oriente, per poi propagarsi, di isola in isola, fino a Manhattan.
Ma come riempire il vuoto? Cesaria lo fa dandogli la forma aspirazionale dell’arte, se un orinatoio può divenire un opera d’arte- scoperta sconvolgente del primo Novecento- una scatola può diventare un artista. Da queste premesse nascono i suoi mega toys in cartone-capolavori della cartotecnica-che si rivestono con i prestigiosi ed ingombranti panni dei più famosi artisti del Novecento, di quei personaggi che hanno rivoluzionato il l’arte nel XX secolo spostando l’attenzione dall’opera all’agire stesso dell’artista. Taumaturghi della cultura contemporanea, questi fantocci sono il simbolo di un’arte che riflette su se stessa in modo autoreferenziale, sul suo sistema, sull’idea di brand che, dal mondo della moda, si sta spostando inesorabilmente -come con spirito dei tempi ha sottolineato Edward Thompson dalle fondamentali pagine dello Squalo da dodici milioni di dollari- verso quello del fare arte.
Che per David Cesaria fosse dolce ed allettante naufragare nel mare del nulla, del vuoto che sottende il mondo contemporaneo, nella poetica dell’apparenza e dell’apparire che sta divenendo in un mondo ultracomunicato ed ultracomunicante la vera sostanza, ce ne si era già accorti osservando la sua passata produzione-pittorica per lo più- dove con taglio da espressionista pop, illustrava una società del futile e del diletto, una società dell’immagine rubata in digitale, come testimoniano le sue tele della serie Favolose nullità.
Ma a cercare il nulla inevitabilmente lo si riempie, lo si capisce, e, se fosse possibile, lo si annulla Cesaria, pur dimostrando evidenti matrici neo pop, nel suo intimo compie un’ azione concettuale, o forse, rubando il mestiere agli addetti ai lavori, critica, superando il confine della mera osservazione per mettersi in gioco, per dichiarare i nuovi intenti della contemporaneità, prendendo spunto dal glorioso passato e dai protagonisti dell’arte del Novecento che di questa estetica del nulla sono i primi e più convinti artefici. Ma un gruppo di tre super eroi, con le fattezze dell’artista, della gallerista e del curatore, in un futuro avrà l’arduo compito di diffondere, nel complesso mondo del contemporaneo, questa sempre più favolosa nullità.
Cesaria ci è riuscito a mettermi tra le dieci bambole…
Igor Zanti