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  ZEN - Anna Dosso

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ZEN mostra personale di Anna Dosso [>> opere].

... passandole accanto, il Coniglio aveva estratto
dal taschino del panciotto un orologio e aveva consultato
l’ora. Poi aveva brontolato: “Oh, povero me!
Oh, povero me! Ho fatto tardi!”. Curiosa come
tutte le ragazzine della sua età e senza riflettere su
quanto poteva succederle, Alice saltò su in piedi e
via, dietro al Coniglio che aveva già attraversato il
campo vicino ed era poi sparito dietro la siepe, in
un grande buco. Fatto sta che, ad un tratto si trovò
in una grande tana che correva via dritta per un bel
pezzo, come una galleria. Improvvisamente però la
tana finiva e Alice cadde in un pozzo”.
Lewis Carroll, Alice nel paese delle Meraviglie.


Anna Dosso E'nata nel 1952 a Bienne. Vive e lavora a Lugano.
Uno dei padri dell’arte contemporanea, Marcel Duchamp, riteneva che l’opera non fosse tanto da ricercarsi nel manufatto finale, quanto nell’azione dell’artista che porta un oggetto di uso comune, decontestualizzandolo, in una dimensione artistica.
Duchamp e, per estensione, il movimento Dada, hanno influenzato a tal punto la cultura del Novecento da essere alla base tanto dell’arte concettuale, quanto di quella pop.
Vi è stata una spinta epocale che ha cambiato completamente il modo di concepire l’oggetto opera d’arte, rendendolo, in epoca contemporanea, completamente imprescindibile dall’artista.
[...] Sotto certi aspetti tutta la cultura contemporanea è Dada o, forse meglio, post-Dada.

[...] Il processo taumaturgico avviene, ricalcando l’azione di origine duchampiana, nella decontestualizzazione degli oggetti della quotidianità e nel loro riposizionamento nella dimensione artistica. Tale dimensione,
che potremmo identificare con il “paese delle meraviglie” di carolliana memoria, legittima, in senso lato, ogni tipo di azione che abbia intenti artistici/creativi, a prescindere dal risultato formale finale.
Proprio il riferimento a Lewis Carroll ed al personaggio di Alice diviene necessario per comprendere questo processo. In una sostituzione di ruoli, infatti, Alice impersona metaforicamente l’artista, ma al tempo stesso anche l’opera d’arte, e il Bianconiglio è il mezzo che traghetta Alice dalla prosaicità della realtà quotidiana al “paese delle meraviglie”, è l’azione artistica tout court.
Secondo questa seppur incompleta lettura dell’arte contemporanea, la serie di Buddha creati da Anna Dosso rientra perfettamente in una dimensione post-Dada.
Anna è Alice, e il suo lavoro di intervento decorativo e cromatico su delle anonime riproduzioni del Buddha, è il Bianconiglio. L’azione artistica si compie nel momento in cui l’artista spoglia la figura del Buddha dal suo primigenio valore decorativo e dai sottintesi significati sacrali per porlo in una dimensione che molto si avvicina alla ricerca della pop art.

[...] Si condensa nel lavoro di Anna Dosso un patrimonio iconografico che fonde tutte le spinte che hanno influenzato la cultura occidentale degli ultimi settant’anni, passando agevolmente dal pop all’optical.
Ne è esemplare la scelta del Buddha, soggetto che, a prescindere dal suo intrinseco e originario valore sacrale, da un punto di vista iconografico viene riscoperto negli anni settanta con la cultura hippy, per poi penetrare negli anni novanta in ambiti new age e conquistare la ribalta “popolare” nell’epoca odierna, sulla scorta di quella tendenza filo etnica che influenza la cultura contemporanea.
Il Buddha è per la nostra artista il pretesto per agire su due fronti distinti ma inevitabilmente convergenti: da un lato recupera, come è stato detto, l’interpretazione pop, accentuandola e iconizzandola e dall’altro, sottrae, con il suo lavoro ed il suo intervento, le statue dall’anonimato e dall’appiattimento commerciale, traghettandole in una dimensione artistica.
I lavori di Anna Dosso, concludendo, popolano il mondo dell’arte con la stessa legittimità con cui un orinatoio è una fontana o un’immagine della zuppa Campbell è un capolavoro, con in più la responsabilità di divenire inconsapevoli paradigmi dell’evolversi dell’arte contemporanea nell’ultimo secolo.


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Edo Bertoglio
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