
Galleria Barbara Mahler presenta:
1.0 PRJCT mostra personale di Francesco Padovani, a cura Igor Zanti
Vernissage: Mercoledì, 24 marzo, 2010 - 18.00 - 20.00
La mostra è aperta dal 25 marzo al 12 maggio 2010
Francesco Padovani, è nato nel 1952 a Napoli, Italia,
vive e lavora a Lugano, Svizzera.
L’arte non consiste nel rappresentare cose nuove,
bensì nel rappresentare con novità.
Ugo Foscolo, Epistolario.
[...] Il binomio sensuale/sacrale è uno dei più discussi topoi
che a partire dall’epoca barocca- si pensi, a questo proposito,
all’Estasi di Santa Teresa del Bernini o al San
Sebastiano di Guido Reni- caratterizza in maniera costante
la storia dell’arte, per giungere intatto fino ai
giorni nostri.
Tale binomio è, infatti, uno dei fattori che caratterizza
la ricerca estetica e poetica di Padovani: i suoi scatti
sebbene rivelino una forte tendenza al sacro nelle
pose, nelle composizioni, negli atteggiamenti della
modella che si rifanno ad un patrimonio iconografico
che spazia, come si è visto in precedenza, dalla cappella
Sansevero, per arrivare alle estasi religiose, o, in
alcuni casi, fino ad avvicinarsi all’iconografia tipica
della pietà, della deposizione o, addirittura, dell’ecce
homo, dall’altra, nascondono, secondo la più classica
tradizione barocca -perché proprio di un lavoro che recupera
le esperienze dell’arte barocca si tratta- una dimensione
dove sono presenti forti accenti di
sensualità, dimensione che recupera, al tempo stesso,
il rapporto tra eros e thanatos, inteso come l’essenza
e la base dell’esistenza umana, o meglio, come i due
poli o i due aspetti, quello generativo tipico dell’eros,
e quello distruttivo e dissolutivo tipico del thanatos,
che sono indissolubilmente e irreversibilmente concatenati
in seno alla percezione del divino.
Sotto l’aspetto tecnico e formale Padovani tradisce una
tentazione scultorea, avvolgendo i nudi corpi di donna
in panneggi bagnati, e delineando una fisicità mai esibita,
sottointesa, quasi accennata, ma presente e concreta,
declinata per mezzo di un colorismo intenso,
carnale, con una forte valenza simbolica.
Per quanto ci troviamo di fronte ad un lavoro fotografico,
nasce il sospetto che la fotografia sia solo un
nuovo mezzo per interpretare la scultura, sia un pretesto,
un escamotage per “scolpire” in maniera innovativa
e per dar vita a un inedito approccio al fare arte che superi i confini imposti dall’imprescindibile limite
fisico e tecnico insito nel medium di riferimento.
Il tratteggiare quasi abbozzato del corpo femminile, le
pose, il gioco delle trasparenze hanno sempre e solo
un fine plastico, quasi ci fosse un’ inconfessata ma latente
urgenza scultorea.
La stessa scelta, da parte dell’artista, di realizzare scatti
di grandi dimensioni, accentuando il senso di monumentalità,
e la decisione di esporre le opere secondo
uno schema compositivo molto particolare, non fa che
ribadire l’intenzione di creare non tanto una semplice
mostra di fotografia, quanto una realtà di maggior respiro
che molto avvicina l’insieme del lavoro ad una dimensione
estetica di spiccato gusto scultoreo.
Francesco Padovani crea un neologismo stilistico, una
nuova mediazione interpretativa, fondendo la fotografia
con la scultura e recuperando uno spirito che si
avvicina alla cultura della perfomance. Infatti, vi è una
celata esigenza, da parte del nostro artista, di entrare
in contatto con i soggetti che fotografa, al fine di stabilire
una relazione d’interscambio, relazione che da
vita ad una sorta di copione, ad un canovaccio sul
quale si modella una storia, una vicenda di cui gli scatti
finali sono, in un certo senso, una forma di documentazione:
gli appunti mentali di un vissuto.
Padovani è un “giovane” artista che si cimenta in questo
primo progetto- si tratta, infatti, di un vero e proprio
progetto con una sua complessità narrativa e una
serie di relazioni e concatenazioni non casuali tra i vari
elementi che lo compongono- creando un ponte tra
passato e futuro, recuperando un preciso sentire storico
artistico e traghettandolo, con intelligenza e raffinatezza,
nel terzo millennio; inaugurando, in un certo
senso, non un nuovo modo di fare fotografia ma un
fare arte in maniera nuova: la giovane arte di Francesco
Padovani.