Nessun tempo è stato così veloce nel costruire
miti intellettuali come il nostro,
che, volendo distruggere tutti i miti,
ne crea esso stesso di nuovi.
Soren Kierkegaard, Il concetto d’angoscia
Davide Mancosu apparve per la prima volta sulla scena nel 2003 e le sue opere immediatamente attirato l'attenzione sia del pubblico e della critica d'arte.
La sua arte è stato influenzato dalle opere di Takashi Murakami, Yoshitomo Nara, Kai Kai Kiki e gli artisti del Giocattolo Cultura (Berry McGee, Dalek, Miss Van e altri) accoppiati con le sue osservazioni e la ricerca in apparenza con l'ossessione che è così caratteristica della società contemporanea e filtrata dal artista ironico e spesso cinico punto di vista.
In Italia, Davide Mancosu è uno dei principali artisti che si è fortemente empatico per l'influenza dei nuovi movimenti pop attualmente influenzano la cultura artistica internazionale. Vive e lavora a Milano.
L’icona, per il nostro artista, ruba al personaggio in carne ed ossa l’umanità, e tende ad accentuarne solo alcune caratteristiche, vi è quindi un processo di disumanizzazione che lo porta a creare, non tanto, dei ritratti di icone contemporanee, come aveva già fatto in passato Warhol, quanto, una trasfigurazione in chiave ludica, una riduzione nei termini del fantoccio o della bambola.
E’ necessario notare come Davide Mancosu punti la sua attenzione su personaggi femminili, introducendo nella sua ricerca un’ulteriore riflessione sul tema della donna oggetto, di cui il processo di iconizzazioneè, in un certo senso, complice.
In quest’ottica, agli acrilici di grosse dimensioni Mancosu avvicina delle vere e proprie bambole, o sculture in stoffa, in un gioco di rimandi materici e concettuali.
Da un punto di vista stilistico l’artista risente, oltre che dai più volte citati influssi della pop art di matrice warholiana, soprattutto alla cultura new pop internazionale, con evidenti riferimenti a Takashi Murakami, alla Kai Kai Kiki, ed alla toy culture.
Mancosu si confronta con la lezione new pop anche da un punto di vista formale, privilegiando i colori acrilici, i fondi piatti, le linee arrotondate che rimandano ad una semplificazione dell’immagine in senso quasi infantile, riproducendo metaforicamente l’inevitabile tendenza verso una “plastificazione” e “toyzzazione” universale.
L’atteggiamento dell’artista nei confronti dei temi trattati non è moralistico o censore, vi è, bensì, la presa di coscienza di una realtà in divenire e il desiderio, attraverso il medium della pittura e della scultura, di rendersi testimone e cronista attento della propria epoca e degli sconvolgimenti culturali che la caratterizzano.
Per concludere, vi invito a visitare la mostra tenendo presente che una delle caratteristiche dell’arte di Davide Mancosu è quella di trarre in inganno lo spettatore con le sue immagini giocose e i suoi personaggi che ci riportano nella rassicurante dimensione infantile, e di nascondere, sotto un velo di ludica consistenza, una ricerca artistica raffinata e complessa che tocca, con mirabile precisione, i nervi scoperti del dibattito culturale e sociale contemporaneo.
Nulla è mai come appare…
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