Temo che gli animali vedano nell’uomo un essere loro
uguale che ha perduto
in maniera estremamente pericolosa il sano intelletto
animale:
vedano cioè in lui l’animale delirante, l’animale che ride,
l’animale che piange, l’animale infelice.
Friedrich Nietzsche, La gaia scienza
Da sempre il rapporto tra uomo ed animale si è
profilato in maniera complessa: se da una parte, fin
dall’antichità, alcuni animali hanno assunto nei
confronti dell’essere umano un valore sacrale,
dall’altra, lo spirito di irrazionalità, o forse, citando
Nietzsche, di pacata naturalità, caratteristico del
mondo animale, ha sempre creato nell’uomo una
sorta di reverente rispetto, tale da identificare con
alcune specie animali le forze più oscure della
natura.
Le divinità e le presenze demoniache hanno molto
spesso assunto le forme di rettili o di altri animali
considerati pericolosi, anche se nel medioevo le
figure luciferine assumevano di frequente forme
caprine, direttamente desunte dalla cultura pagana
ed in particolare dal culto del dio Pan, che ha
sempre rappresentato, nell’ antichità, l’irrazionale e,
per continuare a citare Nietzsche, il dionisiaco, a cui è strettamente connesso.
Immagini di animali compaiono nelle pitture rupestri
legate alle rappresentazioni di caccia o a
rappresentazioni di carattere votivo; animali marini
decoravano le pareti del palazzo di Cnosso e dei
luoghi della civiltà cretese e di quella di Thyra.
Animali reali e mitologici compaiono nei mosaici e
nella scultura, tanto dell’antica Grecia, quanto in
tutta l’epoca romana. Le cattedrali medioevali sono
coperte da interi bestiari: troviamo, infatti,
personaggi demoniaci dalle fattezze di rettili o
uccelli fantastici, figure di animali dai complicati
significati simbolici ed allegorici, a fianco di pesci,
agnellini e colombe tipici dell’iconografia cristiana.
Per tutto il rinascimento, fino ai giorni nostri, gli
animali sono comparsi a vario titolo in ogni tipo di
opera d’arte. Se Giulio Romano e i suoi allievi
coprivano le pareti di una sala di Palazzo Te con i
ritratti degli amati cavalli del duca Gonzaga, circa
400 anni dopo, Pablo Picasso, più volte, ha ritratto
degli animali, dedicando particolare attenzione allo
spagnolissimo toro.
Da queste riflessioni è nata l’idea di realizzare una
mostra che presentasse, per quanto in maniera
incompleta, come questo rapporto tra arte e mondo
animale si sia sviluppato fino si giorni nostri.
Sono stati invitati 20 artisti che, in maniera e con
tecniche differenti, hanno interpretato questo tema.