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  Dreams & Devils

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Dreams & Devils - Ivana Falconi - A cura di Igor Zanti

Dato che il patetico non può essere espulso dalla vita umana,
per renderlo sopportabile mi pare che sia sempre utile accompagnarlo
con un po’ di ironia. Ignazio Silone, Vino o pane

Credo che la corretta chiave di lettura per affrontare l’opera di Ivana Falconi sia l’ironia.
Senza ombra di dubbio, ci vuole una buona dose di ironia per pensare a dei teschi diabolici decorati come un carro del carnevale di Rio.
Vedendoli, mi sono subito venuti in mente quei venditori medievali di reliquie ed indulgenze, che attraversavano, armati di un indomito spirito di iniziativa e di una buona dose di sense of humor, l’intera Europa, riuscendo a rifilare ai creduloni fedeli, crani di Gesù bambino, piume delle ali dell’arcangelo Gabriele (di solito strappate da qualche ruspante gallinella), peli della coda dell’asinello di Betlemme e quant’altro riuscissero ad inventarsi.
Forse Ivana non assomiglia  alla poco lusinghiera descrizione di questi curiosi personaggi che ci fornisce Geoffrey Chaucer nelle sue Canterbury Tales, ma indubbiamente ne condivide in qualche modo una parte dello spirito e dell’inventiva.

Il prendersi amabilmente gioco della realtà che ci circonda e l’utilizzo dell’ironia è, come dice Ignazio Silone, l’unica vera e possibile via per poter allontanare dall’esistenza il patetico.
La leggerezza con cui si riesce ad affrontare la vita, non si impara, è qualcosa che si ha dentro Quando questa leggerezza, l’acutezza del saper cogliere, con spirito lieve, anche gli aspetti più drammatici dell’esistenza umana viene riversata nel “fare arte”, il risultato è, senza ombra di dubbio, molto interessante.
Il taglio che Ivana Falconi conferisce alle sue opere non è, fortunatamente per noi che ci occupiamo di cose d’arte, un’ eccezione.
Gli esempi di un’arte che utilizza il taglio ironico e ludico come mezzo espressivo li possiamo riscontrare in letteratura, in musica ed nelle arti figurative fin dall’antichità.
In uno stesso gruppo possiamo idealmente riunire i sonetti alessandrini di Eronda a fianco del Giorno del Parini, il Duetto buffo di due gatti di Rossini, con i dipinti di Hogarth e Longhi o, più recentemente, i lavori di Jeff Koons, con le provocazioni di Maurizio Cattelan.
Tutte queste opere e questi autori, e ne ho dimenticati tantissimi in questo improvvisato elenco, sono accomunati da un medesimo spirito, da una medesima acutezza, da una medesima leggerezza nell’osservare la realtà.
Ivana Falconi fa parte di questo gruppo come titolare a tutti gli effetti. E’ un’artista geniale e imprevedibile che ha saputo, in una certa forma, seguire le indicazioni di Oscar Wilde e fare della propria vita una opera d’arte.

Per comprendere questa curiosa ed insolita personalità artistica bisogna penetrare nel suo mondo, un mondo fatto di colore, di un desiderio quasi maniacale di accumulo, di una incessante attenzione su tutto quello che la circonda e di una sorprendente bulimia creativa.
Gli occhi di Ivana sono gli occhi di Alice, che trasforma la realtà in un suo fantastico e personale Paese delle Meraviglie, passando attraverso ad un magico specchio.

Non stupisce, dopo quanto è stato detto, che la nostra artista negli ultimi anni, parallelamente ad altre iniziative, abbia affrontato un lungo e complesso lavoro dedicato al valore simbolico del teschio.
Ivana, partendo da uno studio filologico sul concetto della Vanitas, ne ha recuperato l’elemento del teschio, declinandolo in tutti gli aspetti possibili.
Il teschio, in una prima fase del lavoro è stato oggetto di una gigantesca opera/installazione realizzata per la mostra Vanity, nell’autunno del 2006 presso la UBS di Lugano. In quest’opera, dove, inoltre, veniva presentata una riflessione di tratto marcatamente pop sul concetto del multiplo nell’arte contemporanea, il teschio, come una sorta di Barbie si travestiva e diveniva simbolo delle manie e delle ossessioni del mondo contemporaneo.
L’istallazione assumeva un valore intimamente apotropaico nei confronti della morte e della caducità dell’essere umano.
La ricerca sui teschi, che Ivana porta avanti parallelamente ad altri spunti creativi, ha avuto una recente evoluzione partendo proprio da questo aspetto apotropaico che, oltre ad esorcizzare la morte, esorcizza anche il  male.
Le reliquie diaboliche della nostra artista, ci forniscono degli spunti per sorridere, ed a volta ridere, delle nostre miserie e per allontanarci, seppur per un attimo, dalle nostre più recondite e inconfessate paure. Quindi……IVANA FOREVER





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