Galleria Barbara Mahler
  Jet Set - Davide Mancosu

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Galleria Barbara Mahler presenta:
Jet Set mostra  personale  di  Davide Mancosu, a cura Igor Zanti
Vernissage: Martedì, 31 marzo, 2009 - 18.00 - 20.00

La mostra è aperta dal 01 aprile al 30 giugno 2009
[>> opere]

La galleria Barbara Mahler è lieta di presentare, presso la UBS di Lugano, la nuova mostra personale dell’artista italiano Davide Mancosu.

Il termine jet set nasce in ambito giornalistico negli anni cinquanta del Novecento. La sua paternità viene attribuita a Igor Cassini, fratello dello stilista Oleg, giornalista di costume naturalizzato americano.
Con il termine jet set si identifica, nel linguaggio comune, l'alta società internazionale ironicamente contraddistinta dall'abitudine di viaggiare in jet.
Questo termine va a sostituire nel dopoguerra la definizione café society, coniata negli anni venti del ‘900 dallo scrittore e giornalista Lucius Beebe, sulle colonne del New York Herald Tribune.
Sia jet set che café society fanno riferimento, in epoche diverse, alla medesima tribù sociale, tribù che si pone come esemplare ed emblematica nel promuovere stili di vita e mode.
Vi è sempre stata, da parte dei ceti meno agiati della società e dai ceti emergenti, una tendenza aspirazionale ed imitativa nei confronti dei comportamenti e delle manie tipiche delle persone appartenenti al jet set.
Sebbene si stia prendendo in considerazione il jet set nell’accezione più moderna, non bisogna dimenticare che, nella storia sociale dell’uomo, questo particolare gruppo di individui è sempre esistito.
In antichità tale gruppo coincideva con il patriziato o le alte cariche del clero, cioè con i detentori del potere politico e religioso. Con l’avvento della borghesia, che ha le sue prime origini in Italia durante l’età comunale (XII-XIII sec.), e in epoca moderna, il termine ha progressivamente incluso anche i membri appartenenti all’aristocrazia del denaro e del potere politico, la cosiddetta aristocrazia industriale e di toga.
Il Novecento, con la nascita della cultura della comunicazione, attraverso lo sviluppo e la diffusione dell’industria editoriale, del cinema e della pubblicità, ha introdotto il concetto di divismo includendo, irrimediabilmente, nell’ambito del jet set, lo star system.
E’ sintomatico che, per quanto il jet set appaia abbastanza inaccessibile da parte del comune mortale, sia molto più permeabile di quanto si possa credere.
L’affermazione del predominio culturale e sociale del jet set passa attraverso la sua accettazione quanto tale a livello universale. Tale affermazione necessita, perso in epoca moderna il concetto di legittimazione divina, di un potere forte e incontrastato che può essere identificato con i mass media. Non sono infrequenti, in questo senso, matrimoni, non solo metaforici, fra membri delle varie aristocrazie, di sangue, dell’industria, di toga, e del cinema, al fine di rinsaldare o rinverdire la propria immagine pubblica. Si pensi a Grace Kelly e Ranieri di Monaco o all’Aga Khan e Hayworth.
Vi è infatti una necessità di conservazione e di auto giustificazione di casta che perdendo, come è stato detto, la primigenia ascendenza divina, necessita di una nuova teocrazia come quella del denaro, del glamour, o della diffusione mediatica.
In questo senso si nota, anche a livello culturale e antropologico, una sostituzione, o meglio, una sovrapposizione, di miti e culti tradizionali con nuovi miti e culti legati al divismo.
Il sacerdote di questa nuova religione è il fan che, con la sua dedizione e con il suo amore incondizionato e dogmatico, si fa apostolo e predicatore in seno al culto della star.
Tenendo presente questo aspetto, si comprende come il processo di iconizzazione del personaggio noto sia inevitabile.
La società occidentale, anti iconoclasta per antonomasia, ha in ogni epoca fatto largo uso, in seno al culto, di immagini sacre. Tale condizione comporta che anche la religione del divismo necessiti di icone, di simboli.
La definizione di icona non è del tutto casuale, si sarebbe potuto usare il termine immagine, simulacro o raffigurazione, non tenendo presente che il concilio di Efeso stabilì che l’icona è tempio, è luogo di culto, e partecipa e condivide la sostanza dell’essere con la divinità stessa.




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