Galleria Barbara Mahler
  LAST SUPPER- Pablo Compagnucci

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Galleria Barbara Mahler presenta:
The Last Supper is not ready mostra  personale  di  Pablo Compagnucci, a cura Igor Zanti
Vernissage: Martedì, 24 novembre, 2009 - 18.00 - 20.00

La mostra è aperta dal 25 novembre 2009 al 10 gennaio 2010
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La galleria Barbara Mahler è lieta di presentare The Last Supper is not ready, presso la UBS di Lugano, la nuova mostra personale dell’artista Pablo Compagnucci.

L’arte è un simbolo, perché l’uomo è un simbolo
Oscar Wilde, De Profundis

Esistono nella storia della cultura occidentale delle costanti, degli elementi che assumono il valore di assoluti, di esempi a cui fare riferimento. Gli antichi greci, per indicare questi elementi, queste costanti,  utilizzavano il termine topos.
Il topos è un argomento dialettico o retorico utilizzato in relazione a discipline diverse. Può indicare un insieme di tecniche e rappresentazioni comuni a più correnti artistiche o letterarie che spesso sono l'occasione per l'evoluzione dell'opera d'arte.
Esistono, inoltre, dei topoi nell’estetica occidentale come la Venere di Milo, la Primavera del Botticelli o, tra i molti altri capolavori dell’arte rinascimentale italiana, l’affresco dell’Ultima Cena di Leonardo da Vinci nel refettorio della chiesa milanese di Santa Maria delle Grazie.
Idealmente ogni artista, almeno una volta nella vita, si deve scontrare con uno di questi topoi estetici.
L’Ultima Cena, per le sue vicende storiche e per la sua complessità tecnica, stilistica e concettuale è, senza ombra di dubbio,  una delle opere che ha affascinato maggiormente gli artisti di tutti i tempi, come testimonia, tra le altre, la recentissima rielaborazione, in stile son e lumiere, realizzata da Peter Greenaway.

Fatte queste considerazioni, non sorprende che proprio l’opera di Leonardo da Vinci abbia rappresentato, per Pablo Compagnucci, un costante ed irrinunciabile banco di prova e di sperimentazione in seno all’’evolversi del suo fare arte.
Il tema dell’Ultima Cena è infatti presente, nella pittura dell’ artista di origini argentine, fin dagli esordi,  quando il suo stile risentiva ancora dei forti influssi della tradizione pittorica di origine sudamericana.
Seguendo l’evoluzione stilistica di Compagnucci vediamo che proprio l’opera leonardesca è al centro di quello che potremmo definire, all’interno del suo percorso artistico, il periodo del monocromatico e del neofigurativo, dove le composizioni di grosse dimensioni, sempre più di frequente, si spingono verso una ricerca di monumentalità e di risoluzione epica, facendo però penetrare, attraverso la metafora della luce, una velata riflessione sul valore salvifico della spiritualità .
Sempre l’Ultima Cena riappare nella più recente produzione di Pablo, dove scopriamo un progressivo allontanamento dalla didascalicità del segno ed un avvicinamento metaforico alla tecnica del collage-tecnica che il nostro artista utilizza da diversi anni per i suoi quaderni di note- nel tentativo di trovare nuove possbilità espressive.
Il capolavoro leonardesco assume un’accezione profondamente simbolica, come testimoniano i lavori su carta che, nella poetica di Compagnucci, ricoprono il ruolo di ideali e documentari appunti del fare arte, una sorta di zibaldone,  non rinunciando al tempo stesso ad una loro indipendenza e compiutezza formale.
La spinta o la tendenza verso una definizione simbolica si riscontra, soprattutto, nell’introduzione dell’elemento floreale che, prescindendo dalla dimensione decorativa e figurativa, diviene campo di indagine per una inedita ricerca sul passaggio dal segno al simbolo, passaggio supportato da una poetica del colore che assume una centralità fondamentale nell’odierna dimensione stilistica di Pablo.
E’ evidente, sulla base di quanto detto,  una progressiva tendenza da parte dell’artista a liberarsi della forma. Nei lavori più recenti, infatti, non sorprende cogliere una poetica della dissolvenza nel tentativo di individuare e determinare un simbolo pittorico assoluto che Compagnucci sembra ritrovare, come è già stato detto,  nelle potenzialità espressive del colore nella sua accezione più pura.
L’Ultima Cena, per concludere,  è in questa mostra non tanto un pretesto formale per confrontarsi con la tradizione pittorica del  passato, quanto, l’occasione per sperimentare, attraverso la complessa rilettura di un assoluto topos estetico, in maniera originale ed inconsueta, un sovvertimento semantico che mette in crisi l’aspetto più convenzionale della pittura contemporanea.



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