I paesaggi di Pablo Compagnucci sono solo il temporaneo approdo di un percorso intenso ed articolato che ha origini cronologiche, geografiche, ma soprattutto poetiche in regioni davvero lontane…
Italiano d’Argentina si trasferisce a Milano nell’89, ed i suoi primi lavori sembrano rivelare l’influenza non solo delle popolate vie di Buenos Aires, ma anche delle atmosfere d’innumerevoli città attraversate nel corso delle sue continue peregrinazioni attraverso America latina ed Europa. Il suo è uno sguardo ironico e disincantato, è una lente di caleidoscopio attraverso il quale si mostrano i mille personaggi che animano un mercato o un metro. Istantanee piene di una rara forza rivelatrice, ricordi di viaggio intensi e meditati, disquisizioni sociali e di costume ci raccontano l’incredibile capacità di Compagnucci di penetrare la realtà.
Col tempo questi polifonici mondi sembrano dissolversi in un avvolgente e malinconico silenzio di riflessione, le concitate rappresentazioni di tipi umani lasciano progressivamente il posto a visioni oniriche.
Non c’è più posto per corali rappresentazioni della realtà, ma solo per un solitario incontro con se stesso, i suoi sogni, la sua interiorizzata immagine del mondo.
Strumento espressivo, forza evocatrice, elemento principe della narrazione è il colore, abbandonate le tinte squillanti della folla, assume i toni, ben più profondi e cupi del tempo e della natura.
La mostra e il catalogo sono stati realizzati grazie al contributo di
UBS, Concessionario
Aston Martin Tarcisio Pasta,
Moncler,
Polo & Horses,
Vago - design Diffusion,
STRAF Hotel,
Living - Milano,
AIVIE,
Mascioni - hotel collection,
emme&ffe - comunicazione visiva.
Il catalogo è stato realizzato grazie al contributo di
UBS.