Galleria Barbara Mahler
  ZEN - Anna Dosso

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Galleria Barbara Mahler presenta:
ZEN mostra  personale  di  Anna Dosso, a cura Igor Zanti
Vernissage: Martedì, 8 settembre, 2009 - 18.00 - 20.00

La mostra è aperta dal 09 settembre al 19 ottobre 2009
[>> opere]

La galleria Barbara Mahler è lieta di presentare, presso UBS di Lugano, la nuova mostra personale dell’artista Anna Mancosu.

[...] la serie di Buddha creati da Anna Dosso rientra perfettamente in una dimensione post-Dada.
Anna è Alice, e il suo lavoro di intervento decorativo e cromatico su delle anonime riproduzioni del Buddha, è il Bianconiglio. L’azione artistica si compie nel momento in cui l’artista spoglia la figura del Buddha dal suo primigenio valore decorativo e dai sottintesi significati sacrali per porlo in una dimensione che molto si avvicina alla ricerca della pop art.
Vi è un’evidente tendenza a rifarsi al concetto di serialità che attribuisce al soggetto il ruolo di addendo installativo: tale concetto, che si cela in varie forme in tutta l’arte del secondo Novecento, ha avuto il suo massimo interprete proprio nel padre della pop art Andy Warhol.
Ma lasciando da parte per un momento la plausibilità artistica dei Buddha, è forse più interessante comprendere il percorso e la ricerca che ha portato Anna Dosso alla realizzazione di questa serie di opere. È presente nella sua biografia, infatti, una predilezione, fin dai primi lavori, ad agire attraverso un processo di decontestualizzazione e riposizionamento semantico.
La serie delle sedie, opera più tipica della produzione di Anna, perde, col passare degli anni, la sua funzione pratica per avvicinarsi sempre più ad una dimensione scultorea installativa.
Tale tendenza si riscontra, anche se in senso più pacato, nei mobili reinterpretati, che stravolgono la loro funzione, per sottomettersi all’immaginario decorativo dell’artista, divenendo, a parità di valore, simulacri di tele, crete o dei più classici supporti per la realizzazione di un’opera d’arte.
Vi è in ogni caso, e questo è forse l’aspetto più sfacciatamente post-dadaista, un gusto per il non sense che si tinge di surrealismo.
Si condensa nel lavoro di Anna Dosso un patrimonio iconografico che fonde tutte le spinte che hanno influenzato la cultura occidentale degli ultimi settant’anni, passando agevolmente dal pop all’optical.
Ne è esemplare la scelta del Buddha, soggetto che, a prescindere dal suo intrinseco e originario valore sacrale, da un punto di vista iconografico viene riscoperto negli anni settanta con la cultura hippy, per poi penetrare negli anni novanta in ambiti new age e conquistare la ribalta “popolare” nell’epoca odierna, sulla scorta di quella tendenza filo etnica che influenza la cultura contemporanea.
Il Buddha è per la nostra artista il pretesto per agire su due fronti distinti ma inevitabilmente convergenti: da un lato recupera, come è stato detto, l’interpretazione pop, accentuandola e iconizzandola e dall’altro, sottrae, con il suo lavoro ed il suo intervento, le statue dall’anonimato e dall’appiattimento commerciale, traghettandole in una dimensione artistica.




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